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La canapa viene coltivata a pieno campo, è quello che si definisce un “seminativo”,
come il grano o il mais, e quindi, per effettuare le operazioni colturali, preparazione
del terreno, semina e raccolta, ci si avvale normalmente di macchine agricole.


Il periodo di abbandono della coltivazione, dagli anni ’70 al 1996, è stato anche il
periodo di massimo sviluppo della meccanizzazione agricola, che è andato di pari
passo con l’abbandono delle campagne e con la perdita del patrimonio di
conoscenza sulla coltivazione della canapa, che gli agricoltori si tramandavano da
sempre. La raccolta manuale non è quindi più possibile come pure non viene più
praticata a livello agricolo, né la macerazione, né la stigliatura.


        

  

Fino a qualche anno fa non esistevano quindi macchine specificamente sviluppate
per la raccolta della canapa e quindi si usano altre macchine adattate alla bisogna,
come mietitrebbie o falciatrici per foraggi, anche su livelli multipli.
In ogni caso, per parlare di meccanizzazione, occorre distinguere innanzitutto la
tipologia della coltura, distinguendo tra produzioni da fibra / biomassa e raccolta
prevalente di seme ad uso alimentare

Nel primo caso si raccoglie la pianta quando ha terminato la fase di accrescimento e
si accinge alla fioritura (fine Luglio - inizio Agosto). Volendo ottenere la maggior
quantità di biomassa possibile avremo a che fare con piante alte (2,5- 4 m.) e
maggiore densità; occorre quindi sfalciare e tagliare gli steli in tronconi più piccoli, in
modo che possano essere ranghinati essiccati ed imballati.

Una variante specifica è quella destinata alla produzione di fibra lunga, in cui è
importante mantenere una lunghezza adeguata dello stelo e deporlo in andana in
senso ordinato.

Le paglie verranno poi ranghinate, pressate ed imballate come meglio conviene in
relazione alle lavorazioni successive

Per la raccolta dei semi invece si procede quando la maggioranza è matura, a
seconda della varietà, a fine Agosto- inizio di Settembre per quelle precoci, a fine
Settembre –Ottobre per quelle medio-tardive. Si impiegano le mietitrebbie
convenzionali, meglio se hanno il battitore coassiale, con regolazioni specifiche ed
adattamenti vari che impediscano l’avvolgimento delle fibre negli organi in
movimento.

  

  

È opportuno comunque adottare tecniche colturali che permettano di ottenere
piante di altezza limitata, inferiore o pari a 2 m., perché la barra falciante della
mietitrebbia non si può alzare molto e quindi si rischia di introdurre nella macchina
una quantità eccessiva di paglia, che ingolfa tutto ed impedisce una trebbiatura
adeguata del seme.

  

E’ comunque opportuno considerare anche l’impiego della Bezhetsk, modello JP.19,
una macchina di costruzione russa di vecchia concezione, una mietilega disegnata
espressamente per la canapa, ben conosciuta in tutti i Paesi dell’Est europeo. E’ una
macchina robusta, completamente meccanica, che si ripara facilmente, può essere
trainata ed utilizzata con trattori a bassa potenza, costa poco ed è quindi indicata
anche per piccole aziende. Con qualche variante si può applicare un apparato di
trebbiatura e trasformare quindi la stessa macchina in una mietitrebbia trainata.

   

      

C’è anche in costruzione in Italia un prototipo ispirato alla mietilega Velite - Laverda,
che dovrebbe essere dotato di organi adatti a strappare foglie e semi dallo stelo, prima
di deporre le bacchette nude in andana.

  

Gli steli che restano in piedi dopo la mietitrebbiatura, come pure gli steli interi, possono
essere trinciati in campo e raccolti, con la stessa tecnica che si impiega con il silo-mais.
La macchina che trincia deve essere preparata per tagliare di netto gli steli fibrosi in
piccoli pezzetti, che verranno poi depolverati e separati dalle fibre che si liberano nella
cippatura. L’impianto di trattamento del cippato è molto contenuto nelle dimensioni e
nei costi e può essere gestito nella versione mobile da un consorzio di produttori agricoli
presso i centri di stoccaggio predisposti allo scopo.

Il prodotto che ne deriva può essere impiegato tal quale, come si fa oggi con il canapulo,
per essere miscelato alla calce e diventare così una malta isolante o un mattone
prefabbricato.

  

Un discorso a parte è d’obbligo per la raccolta finalizzata all’utilizzo delle foglie e dei
fiori per l’estrazione di oli essenziali o per farne tisane. L’epoca di raccolta in questo
caso è determinato dalla presenza di specifiche componenti che saranno estratte in
corrente di vapore, nel caso degli oli essenziali, o con altre tecniche nel caso delle
resine contenute nei tricomi, ricche di cannabinoidi.

  

In questi casi si può fare anche una raccolta manuale, per selezionare bene il
materiale vegetale da trasformare. Il percorso tecnico dalla raccolta all’estrazione è
complesso, ma il valore aggiunto dei prodotti così ottenuti permette di sostenerne i
costi. D’altronde non si parla di coltivazioni particolarmente estese e la
meccanizzazione in questi casi è un’esigenza relativa.
Si può pensare comunque di impiegare delle barre falcianti modificate per facilitare
la prima fase della raccolta.